S. Francesco d'Assisi - Cantico di frate Sole

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Sia il codice d'Assisi che ha tramandato questo testo sia la più antica vita di S. Francesco d'assisi, la Legenda antiqua o Speculum perfectionis, affermano che il Cantico di frate Sole sarebbe stato composto dal santo due anni prima della morte, quindi nel 1224, ma non nella sua interezza. Le strofe finali infatti sarebbero state aggiunte successivamente: la strofa sul perdono (vv. 23-26) sarebbe stata suggerita da una grave discordia sorta nel 1225 tra il vescovo e il podestà di Assisi e sanata dall'intervento di S. Francesco, mentre la strofa conclusiva (vv. 27-32) risalirebbe a poco prima della morte del santo nel 1226. Ed effettivamente si nota un certo contrasto tra i primi 22 versi, costituti da una gioiosa contemplazione della natura, e le ultime due strofe, caratterizzati dalla sofferta visione di un'umanità travagliata da odi, malattie e morte. La successiva Vita secunda di Tommaso da Celano però legge unitariamente il testo collegandone la nascita a una notte di intense sofferenze fisiche seguite da una visione celeste che gli prometteva la salvezza eterna. Nel valutare queste informazioni comunque bisogna ricordare che è una tendenza comune nel Medioevo trasformare in vicende biografiche dell'autore quelli che sono i contenuti delle sue opere. In ogni caso la critica recente è incline a ravvisare una fondamentale unità di ispirazione in un concetto cardine di tutta la predicazione di S. Francesco, l'accettazione in umiltà e letizia di tutto ciò che proviene da Dio, tanto la bellezza del creato quanto il dolore e la morte. Forte infatti è il legame con la poesia biblica e liturgica: del resto S. Francesco aveva già composto varie preghiere in latino proprio sul modello dei cantici biblici (Exhortatio ad laudem Dei e Laudes ad omnes horas dicendae) basate su moduli simili a quelli di questo Cantico. Rimanda sempre al modello scritturistico anche l'adozione di versetti prosastici, sul modello del latino biblico dei salmi, messi in rapporto tra loro dal forte effetto di ripetizione e soprattutto da molte assonanze. La carica emotiva si regge poi su una sapiente scelta delle immagini e degli aggettivi che accompagnano i nomi delle diverse creature, e anche l'uso del volgare umbro dà vita a un rapporto più diretto e fraterno con la natura. Secondo alcuni critici ci sarebbe anche un esplicito obiettivo polemico verso gli eretici catari, che consideravano il mondo fisico una realtà diabolica.
 

[1] Altissimu[2], onnipotente, bon[3] Signore,[4]
tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.[5]

[6] Ad[7] te solo, Altissimo, se konfano[8],
et[9] nullo homo ène[10] dignu[11] te[12] mentovare[13].

[14] Laudato sie[15], mi' Signore, cum[16] tucte le tue creature,
spetialmente messor[17] lo frate sole,[18]
lo qual'è iorno[19], et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.[20]

[21] Laudato si', mi' Signore, per[22] sora[23] luna e le stelle:[24]
in celu l'ài formate clarite[25] et[26] pretiose et belle.

[27] Laudato si', mi' Signore, per frate vento[28]
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,[29]
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.[30]

[31] Laudato si', mi' Signore, per sor'acqua[32],
la quale è multo utile[33] et humile et pretiosa et casta.[34]

[35] Laudato si', mi' Signore, per frate focu[36],
per lo quale ennallumini[37] la nocte:[38]
ed ello è bello[39] et iocundo et robustoso[40] et forte.

[41] Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra[42],
la quale ne sustenta et governa[43],
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.[44]

[45] Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore[46]
et sostengo[47] infirmitate et tribulatione.[48]

[49] Beati[50] quelli ke 'l[51] sosterrano[52] in pace,
ka[53] da te, Altissimo, sirano[54] incoronati.[55]

[56] Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale,[57]
da la quale nullo homo vivente pò skappare:
guai[58] a·cquelli ke morrano ne le peccata[59] mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda[60] no 'l farrà male.[61]

[62] Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate[63]
e serviateli[64] cum grande humilitate.



[1] O altissimo, onnipotente, Signore padre di ogni bene,
spettano solo a te le lodi, la gloria, l'onore e ogni benedizione.

[2] Latinismo: da «altissimus».

[3] «Altissimu, onnipotente, bon»: si tratta di aggettivi che ritornano frequentemente nella Bibbia e negli scritti latini di S. Francesco. Si prenda in considerazione ad esempio la Preghiera che conclude le Laudes ad omnes horas dicendae: «Omnipotens sanctissime, altissime et summe Deus, omne bonum, summum bonum, totum bonum, qui solus es bonus, tibi reddamus omnem laudem, omnem gloriam, omnem gratiam, omnem honorem, omnem benedictionem et omnia bona» [Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, ogni bene, sommo bene, tutto il bene, a Te, che solo sei buono, rendiamo ogni lode, ogni gloria, ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e ogni bene].

[4] «Signore...benedictione»: assonanza.

[5] Eco liturgico: rieccheggia la conclusione del Canone Romano «Per ipsum, et cum ipso, et in ipso, est tibi Deo Patri omnipotenti, in unitate Spiritus Sancti, omnis honor et gloria» [Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te Dio Padre onnipotente, in unità con lo Spirito Santo, ogni onore e gloria], del quale riprende la costruzione frasale asindetica («et...et»), il sintagma «onne benedictione / omnis honor», l'utilizzo del dativo di possesso («tue so' / tibi est»).

[6] O Altissimo, soltanto a te si addicono,
eppure nessun uomo è degno di nominarti.

[7] Latinismo: si tratta della preposizione latina «ad».

[8] Forma umbra: «si confanno, si addicono».

[9] Coordinata con sfumatura concessiva: «eppure nessun uomo è degno...».

[10] Forma umbra con epitesi: «è».

[11] Latinismo: da «dignus».

[12] Latinismo: «te mentovare» è una costruzione sintattica che mima l'infinitiva latina. La formula ricalca il contenuto del secondo comandamento («Non nominare il nome di Dio invano»).

[13] Voce dialettale umbra

[14] Sii lodato, mio Signore, con tutte le tue creature,
in particolar modo fratello sole,
che è la luce del giorno e attraverso di lui ci illumini.
Egli col suo grande splendore è bello e radioso:
è simbolo di te, o Altissimo.

[15] L'uso del passivo ri ricollega ai versi iniziali (vv. 1-4): infatti rende il Signore sia il soggetto che riceve la lode sia il soggetto da cui parte la lode attraverso il creato e l'uomo.

[16] Latinismo: da «cum». Per Casella sarebbe da intendere «così come», nel senso che S. Francesco vorrebbe ora estendere la lode di Dio a tutte le creature viventi. In maniera non troppo dissimile viene da altri inteso come un complemento di compagnia («insieme alle creature»). Altri ancora, basandosi soprattutto sul v. 10, lo interpretano come un complemento di strumento («per mezzo delle tue creature»).

[17] Voce dialettale umbra: si tratta della traduzione del latino «dominus» [signore].

[18] «sole...splendore...significatione»: assonanza.

[19] Voce dialettale umbra per l'iniziale -i.

[20] Dello stesso parere sarà anche Dante: «Nullo sensibile in tutto il mondo è più degno di farsi essemplo di Dio che 'l sole» (Convivio III, XII, 7).

[21] Sii lodato, mio Signore, per sorella luna e per le stelle:,
le hai poste in cielo brillanti, preziose e belle.

[22] L'uso della preposizione «per» si ricollega a quanto detto in precedenza, esprime come l'uomo e il creato sia il tramite attraverso cui la lode parte da Dio e arriva a Dio.

[23] Forma antica per «sorella».

[24] «stelle...belle»: rima.

[25] Rimando biblico: cfr. Sal 148, 3 «Laudate eum, sol et luna, / laudate eum, omnes stellae lucentes» [Lodatelo, sole e luna, / lodatelo, voi tutte, fulgide stelle].

[26] Latinismo: si tratta della congiunzione latina «et».

[27] Sii lodato, mio Signore, per fratello vento
e per l'aria, le nubi, il sereno e ogni stagione,
attraverso cui dai nutrimento alle tue creature.

[28] Rimando biblico: cfr. Dn 3, 65 «Benedicite, omnes venti, Domino» [Benedite, venti tutti, il Signore].

[29] Il verso sintetizza tutte le possibili condizioni atmosferiche ed evidenzia anche rimandi biblici: cfr. Sal 148, 8 «ignis, grando, nix, fumus, / spiritus procellarum, qui facit verbum eius» [fuoco e grandine, neve e nebbia, / vento di bufera che esegue la sua parola], e Dn 3, 64.73 «Benedicite, omnis imber et ros, Domino: / laudate et superexaltate eum in saecula (...) Benedicite, fulgura et nubes, Domino: / laudate et superxaltate eum in saecula» [Benedite, piogge e rugiade, il Signore, / lodatelo ed esaltatelo nei secoli (...) Benedite, folgori e nubi, il Signore, lodaltelo ed esaltatelo nei secoli].

[30] «vento...tempo...sustentamento»: assonanza.

[31] Sii lodato, mio Signore, per sorella acqua
che è molto utile, umile, preziosa e pura.

[32] Rimando biblico: cfr. Sal 148, 7 «Laudate Dominum de terra, / dracones et omnes abyssi» [Lodate il Signore dalla terra, / mostri marini e voi tutti, abissi], e Dn 3, 77 «Benedicite, fontes, Domino: / laudate et superexaltate eum in saecula» [Benedite, sorgenti, il Signore, / lodatelo ed esaltatelo nei secoli].

[33] «utile...umile»: assonanza.

[34] «pretiosa...casta»: assonanza.

[35] Sii lodato, mio Signore, per fratello fuoco
attraverso cui illumini la notte,
ed è bello, gioioso, potente e forte.

[36] Rimando biblico: cfr. Sal 148, 8 e Dn 3, 66 «Benedicite, ignis et aestus, Domino: / laudate et superexaltate eum in saecula» [Benedite, fuoco e calore, il Signore, / lodatelo ed esaltatelo nei secoli].

[37] Forma simile ad «allumini» del v. 7, con simmetria, dal momento che il fuoco corrisponde al sole (è come un suo sostituto).

[38] «nocte...forte»: assonanza.

[39] Continua la similitudine con il sole: rinvia al v. 8 («Et ellu è bellu», detto a proposito del sole).

[40] Il suffisso -oso ha carattere espressivo.

[41] Sii lodato, mio Signore, per la nostra madre terra
che ci nutre e alimenta,
e produce diversi frutti così come fiori di tutti i colori e l'erba.

[42] Rimando biblico: cfr. Dn 3, 74 «Benedicat terra Dominum: / laudet et superexaltet eum in saecula» [Benedica la terra il Signore, / lo lodi e lo esalti nei secoli].

[43] «sustenta et governa»: dittologia sinonimica.

[44] «terra...governa...herba»: assonanza.

[45] Sii lodato, mio Signore, per coloro che perdonano per tuo amore
e sopportano malattie e sofferenze.

[46] Rimando biblico: cfr. Mt 5, 7 «Beati misericordes, / quoniam ipsi misericordiam consequentur» [Beati i misericordiosi, / perchè troveranno misericordia].

[47] Forma dei dialetti dell'Italia centrale per la 3° persona plurale.

[48] «amore...tribulatione»: assonanza

[49] Beati quelli che lo sopporteranno serenamente
poichè da Te, Altissimo, saranno premiati.

[50] Rimando biblico: cfr. Mt 5, 5 «Beati qui lugent, / quoniam ipsi consolabuntur» [Beati quelli che sono nel pianto, / perchè sarannao consolati].

[51] Pronome neutro riferito a «infirmitate et tribulatione» del verso precedente.

[52] Forma umbra: «sosterranno».

[53] Congiunzione causale: «poichè».

[54] Forma umbra: «saranno».

[55] Il rapporto tra sofferenza, amore divino e ricompensa eterna ritorna spesso negli scritti di S. Francesco. Cfr. ad esempio la Regola non bollata, cap. X: «Tutti coloro che Dio ha preordinato alla vita eterna, li educa con i richiami stimolanti delle prove e delle infermità».

[56] Sii lodato, mio Signore, per nostra sorella la morte corporale,
dalla quale nessun uomo può scappare,
guai a quelli che moriranno in peccato mortale;
beati quelli che saranno trovati in grazia di Dio,
poichè la seconda morte non farà loro male.

[57] Anche la morte è manifestazione della volontà di Dio, e in questo senso va accolta e lodata come parte del suo piano di salvezza.

[58] Rimando biblico: tale modalità esclamativa ritorna sovente nelle Sacre Scritture (nei Profeti, nei Vangeli e nell'Apocalisse).

[59] Latinismo: neutro plurale interpretato come femminile, come accade spesso nel Duecento.

[60] La dannazione eterna viene definita in Ap 20, 14: «Et infernus et mors missi sunt in stagnum ignis. Haec est mors secunda» [Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte].

[61] «corporale...skappare...mortali...voluntati...male»: assonanze articolate in schema baciato.

[62] Lodate e benedite il mio Signore, e ringraziatelo
e servitelo con grande umiltà.

[63] Gli ultimi versi si rivolgono a tutto il creato, che, dopo aver fatto nei versi precedenti da tramite per la lode divina, ora nel finale con verbi di diatesi attiva esplicita la propria attività di lode al Creatore. Nella successione di verbi viene ripreso un modulo tipico dei cantici di lode della Bibbia: cfr. Dn 3, 57, Tb 12, 6.

[64] Latinismo: si tratta di un congiuntivo esortativo, con il suffisso «-li» come un dativo («a lui») secondo la costruzione del verbo latino «servire».